Verso la Democrazia Economica

Verso la Democrazia Economica

di Dante Nicola Faraoni
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Capitolo 5
Un modello economicamente sostenibile

Come abbiamo visto il Prout ridisegna il sistema di calcolo della crescita economica basandosi sulla condizione reddituale dell'intera popolazione in modo da ricalcolare nel tempo il potere d'acquisto di ogni singola persona. Questo perché un sistema economico deve prima di tutto soddisfare le esigenze di tutta la popolazione in ragione della massima utilizzazione delle risorse del mercato. Quale altro dato se non il reddito reale di ogni singola persona può dare la condizione economica di una società?

Nei sistemi capitalistici esistono povertà e disoccupazione perché si ritiene che esse non siano fonte di ricchezza ma la scienza economica ci dice che ogni singola persona è un potenziale produttore e consumatore e quindi in grado, con il suo lavoro e con i suoi acquisti, di alimentare la domanda e l'offerta.

Il Prout mette invece d'accordo diritti umani e la scienza economica in quanto il suo metodo è basato nel soddisfare le necessità economiche di tutta la popolazione nessuno escluso.

L'ideatore del Prout, l'economista indiano P.R.Sarkar ha affermato che il suo sistema non è basato sul profitto ma sul consumo. Attenzione: non sul "consumismo", ma sul "consumo" cioè sulle esigenze di tutta la popolazione. Il consumismo è basato sul creare delle esigenze, talvolta fittizie, in funzione della massimizzazione del profitto. Infatti per aumentare l'interesse dei consumatori usa strategie di mercato e sistemi pubblicitari che talvolta creano delle vere e proprie manie all'acquisto non corrispondenti all'utilità e alle necessità delle persone. In un sistema basato sul consumo, la richiesta di beni è creata dai consumatori piuttosto che dai produttori. Se ci sono 100 famiglie senza casa il mercato dovrebbe soddisfare questa esigenza. Se la popolazione non ha una sufficiente produzione di patate per far fronte alle sue esigenze alimentari, si deve trovare il sistema di aumentare la produzione di questo prodotto. Le esigenze dei consumatori condizionano, indirizzano la produzione di beni.

La garanzia del fabbisogno minimo.

Alla luce di questo principio, il primo obbiettivo economico del Prout è quello di soddisfare le esigenze minime di ogni singolo individuo.

La garanzia del fabbisogno minimo corrisponde alle esigenze di base di ogni singolo individuo e cioè: cibo, vestiario, casa, cure mediche o sanità, istruzione. Un'economia bilanciata e attenta ai diritti umani deve primariamente soddisfare queste necessità ed una volta che queste siano state acquisite dalla totalità della popolazione ci si dovrebbe preoccupare che il livello del fabbisogno minimo aumenti progressivamente in maniera da incrementare il tenore di vita della gente comune.

L'economia popolare.

Lo strumento che il Prout mette a disposizione per realizzare questo primo obbiettivo è l'Economia Popolare, una delle branche dell'Economia Quadridimensionale ideata da Sarkar (Per maggiori informazioni www.prout.it). L'economista indiano è arrivato alla conclusione che gli strumenti che l'economia mette a disposizione oggi, per ottenere la massima utilizzazione e la razionale distribuzione della ricchezza, sono insufficienti. Perciò ha esteso le conoscenze della macroeconomia e dell'economia commerciale all'economia popolare e alla psicoeconomia.

L'Economia Popolare è stata concepita come strumento per soddisfare la copertura dei fabbisogni economici essenziali di una comunità ed è particolarmente efficace nello sviluppo delle economie dei Paesi poveri del terzo mondo. E' anche molto efficace nei Paesi in via di sviluppo e meno indispensabile nei Paesi ricchi anche se in questi ultimi piuttosto che creata, la ricchezza va razionalizzata.

La sostenibilità di un sistema economico come abbiamo detto sta nel garantire il fabbisogno minimo a tutta la popolazione ed è per questo che l'economia popolare incentra i suoi sforzi sullo sviluppo della produzione, distribuzione, commercializzazione, vendita e consumo dei beni di primaria necessità. Perciò incentra l'attività economica sullo sviluppo dell'agricoltura, dell'edilizia popolare, e di tutti quei settori industriali collegati direttamente al soddisfacimento di queste necessità primarie.

Supponiamo che in un Paese povero dell'Africa sub Sahariana non ci sia disponibilità di cibo per l'intera popolazione. L'applicazione dell'economia popolare implica in questo caso l'individuazione delle risorse locali per incrementare la produzione di prodotti agricoli: terreni coltivabili, risorse idriche, sementi, tecnologie agricole (zappe, aratri, trattori ecc.) altro. In secondo luogo si procede ad una pianificazione dello sviluppo di questo settore primario tenendo conto dei costi di produzione, dell'impiego della manodopera (occupazione), della distribuzione dei prodotti, ecc. L'economia popolare punta allo sviluppo della produzione e del consumo dei prodotti in loco perché questo, attraverso l'incremento della domanda e dell'offerta, tende ad aumentare il potere d'acquisto della popolazione. Il continuo miglioramento e la pronta disponibilità delle esigenze di base è il fattore chiave dell'economia popolare.

Un altro esempio: supponiamo che lo stesso Paese Africano dell'esempio precedente abbia bisogno di carta per i quaderni e i libri dei suoi studenti. Ci si dovrebbe preoccupare di individuare le materie prime disponibili in loco per poter ottenere la cellulosa da carta (dal cocco, o altre materie prime presenti sul territorio) e poi iniziare la produzione industriale della carta con strumenti e tecnologie anche artigianali. Il prodotto finito non sarà come la carta usata in un Paese che ha sviluppato alte tecnologie nella produzione di questo materiale ma sarà sufficiente a soddisfare, diciamo così, "una prima esigenza del mercato". Negli anni successivi si cercheranno di migliorare i processi produttivi e la qualità del prodotto, le condizioni di lavoro degli occupati e le esigenze dei consumatori ecc. In questo contesto, l'economia popolare garantirà una continua crescita economica e la possibilità per i Paesi poveri di poter aspirare al raggiungimento di standard economici occidentali.

Gli obbiettivi principali dell'economia popolare sono:

1. La piena occupazione.
2. L'estirpazione della povertà di massa.
3. Lo sviluppo dell'economia rurale.
4. La socializzazione per fasi successive della terra nelle mani di coloro che ci lavorano fisicamente o intellettualmente per garantire un'adeguata produzione.
5. Programmi di formazione professionale per impartire le competenze che rendano possibile trovare impiego nella località rurale o urbana d'origine.
6. Collocamento nel lavoro.

Nell'economia popolare il fabbisogno minimo è assicurato attraverso il potere d'acquisto garantito che dovrebbe essere sancito anche dalla Costituzione di ogni Paese come un diritto umano fondamentale o cardinale.

Un reale processo di allargamento dei diritti umani deve passare per un percorso di acquisizione di questo elementare principio di Democrazia Economica il quale garantirà alle persone la sicurezza sociale. Acquisire questo "Diritto Costituzionale", darà ai cittadini Potere Legale nel caso in cui le loro esigenze minime non fossero soddisfatte, in modo che la necessità del potere d'acquisto sia garantita dalla Costituzione. Dato che l'economia popolare si occupa delle necessità primarie e dei problemi di sussistenza di tutta la popolazione nessuno escluso, deve avere la precedenza su altre parti dell'economia.

La questione del debito estero dei Paesi poveri.

In questi anni di regno incontrastato della triade BM-FMI-WTO, l'approccio ai problemi dello sviluppo dei Paesi poveri è stato quello di creare delle politiche economiche intente a legare queste Nazioni alle necessità commerciali dell'Occidente. Infatti la Banca Mondiale ha concesso prestiti per incrementare la produzione del caffè, del cacao, della canna da zucchero, delle banane, ananas ecc. con la promessa che i Paesi occidentali avrebbero acquistato queste merci e che con il ricavato avrebbero potuto incrementare gli investimenti in altri settori carenti della loro economia. Il problema è stato che dietro a questa subdola promessa di rapida e sicura crescita economica si nascondeva "una polpetta avvelenata": la trappola del debito estero! Difatti questa strategia è stata usata in eguale maniera con diversi Paesi poveri cosicché si è creata una sorta di concorrenza tra di essi e quando le multinazionali andavano a stabilire il prezzo d'acquisto potevano giocare facilmente al ribasso riuscendo ad ottenere una sorta di dumping economico. Ecuador, Colombia, Costa d'Avorio e Somalia sono tutti Paesi produttori di banane, la multinazionale X incomincia a dire ai produttori dell'Ecuador che quest'anno le banane le possono acquistare a 10 e non a 15 come l'anno passato perché i produttori della Costa d'Avorio le vendono a 9 e loro per non far fallire i produttori dell'Ecuador fanno uno sforzo per comprarle a quel prezzo. Poi vanno dai produttori colombiani e dicono che non possono pagare più il prezzo di 9 ma che daranno 8 per colpa della concorrenza dei produttori somali che vendono a 7 e così via con la politica del ribasso. In questa maniera i produttori ricattati e presi sotto la morsa dei debiti perché costretti a vendere i loro prodotti sottocosto, richiederanno tramite i loro governanti altri prestiti che gli organismi internazionali concederanno. In questa maniera i debiti di queste nazioni continuano ad aumentare anche a causa degli interessi pagati su di essi mentre milioni e milioni di persone si ritroveranno in condizioni di estrema povertà a lottare per la sopravvivenza, per non essere sopraffatti dalla morte per fame. Sono accuse gravi e pesanti che facciamo alla triade sopra indicata ma ci chiediamo: è possibile credere che nessuno degli eruditi economisti che lavorano per queste organizzazioni si sia mai accorto del disastro umanitario che queste politiche stavano e stanno causando? Oppure sono rei di complicità in affari con i gruppi multinazionali che hanno tratto convenienze da queste strategie economiche globali?

La richiesta per questi Paesi dell'estinzione del Debito estero è una cosa indispensabile e necessaria per dare loro la possibilità di un futuro possibile e le istituzioni internazionali dovranno accettare questa richiesta di rispetto dei diritti umani.

Il Prout, seppur ritenga che l'estinzione del debito sia un passo indispensabile per uscire dallo stato di povertà, sostiene che non è sufficiente per rilanciare le sorti economiche di questi Paesi e che dovrebbero essere intraprese nuove strategie economiche.

Supponiamo che uno Stato africano ottenga l'estinzione del debito con l'estero e che possa iniziare ad utilizzare i capitali liberati per la propria crescita economica. Esso incomincerà a pianificare la produzione in funzione di altri mercati africani o con il resto del mondo come i dettami attuali dell'economia impongono. Per quanto possibile e in base alla richiesta di mercato, cercherà di produrre manufatti per l'estero, la stessa cosa che hanno fatto con successo i Paesi del sud est asiatico fino al 1997, anno del crollo delle economie di tutta quell'area geografica.

Di quel grande fenomeno decantato dagli economisti sostenitori della globalizzazione non è rimasto più nulla, problemi come la disoccupazione cronica, la povertà, la fame e le malattie collegate ad esse si sono riaffacciati fregandosene di quel benessere fittizio. Economie di Paesi come l'Indonesia, Filippine, Malesia e anche Corea del Sud sono crollate e stentano a riprendersi perché dipendevano completamente dal mercato estero. In un'economia, quando la produzione e quindi la domanda di lavoro dipendono dall'estero, le possibilità di sviluppo sono parziali e momentanee a causa di questa stessa dipendenza. Se una multinazionale o qualunque altro interlocutore che fino a ieri mi chiedeva microchip trova lo stesso prodotto a minor prezzo da un'altra parte, oltre che ad alimentare la strategia della globalizzazione in quanto Paese esportatore, mi troverò ricattato, con i microchip da vendere sottocosto e con una moltitudine di disoccupati o sotto pagati. Per di più se la mia economia era basata unicamente sull'export di questo singolo prodotto, non avendo altri sbocchi sul mercato, mi troverò completamente rovinato. Far dipendere l'economia dai mercati esteri è precisamente la strategia della globalizzazione, quindi insieme alla richiesta dell'estinzione del debito estero, bisogna pianificare ed applicare nuove strategie economiche esenti degli errori del passato.

Localizzare l'economia.

Il Prout sostiene che l'economia debba essere prevalentemente indirizzata alla produzione e al consumo del mercato interno perché, prendendo questa direzione, si può ottenere una crescita maggiormente stabile e duratura.

"La localizzazione dell'economia" è a nostro avviso la vera alternativa alle imposizioni della globalizzazione perché in questo modo tutti i popoli del mondo potranno godere di un vero sviluppo economico senza dipendere da altre economie.

I Paesi poveri dovrebbero richiedere, oltre l'estinzione del debito, la possibilità di poter usare le proprie risorse naturali a favore dei loro mercati interni e cioè:

1. L'uso delle proprie materie prime (delle quali sono metodicamente derubati dai Paesi ricchi) per la produzione di prodotti necessari alla loro economia.

2. L'uso delle terre principalmente per la produzione del fabbisogno della popolazione locale e non per prodotti da esportare.

In questa maniera i capitali non verrebbero esportati e si creerebbero fondi da investire, ad esempio, in istruzione e sanità. Perciò si avrebbe un ciclo virtuoso dell'economia. Se i diritti umani fossero rispettati questi Stati avrebbero sufficiente autonomia e la strada aperta ad un reale progresso. I Paesi più ricchi dovrebbero sostenere questo tipo di sviluppo basato sul principio della Democrazia Economica. La localizzazione dell'economia non è basata su un principio di completa chiusura ai mercati esterni ma su una semplice logica di autosufficienza e libertà economica. Uno dei nostri slogan è: "globalizziamo i diritti localizziamo l'economia".

Alla luce di questo principio, gli scambi commerciali tra gli Stati dovrebbero essere regolati in funzione dell'emancipazione economica del Paese meno sviluppato e non di dipendenza drogata dai Paesi più ricchi come il sistema neoliberista ci insegna! L'apertura o liberalizzazione dei mercati potrà essere sostenuta soltanto nel caso che differenti "unità socio economiche" abbiano raggiunto lo stesso livello di sviluppo come nel caso dell'Unione Europea ma questo concetto lo riprenderemo più avanti.

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